
a cura del Prof. Carlo Mari
Preludio
Partiamo da Roma nel 2025 e rientriamo a Roma nel 2026… una gita di un anno!!! Caspita, Tempo di eventi sta diventando ormai qualcosa
di megagalattico! E infatti le valigie erano piene: vestiario, kit da bagno, scarpe, caricabatterie di tutti i tipi per il cellulare; e pure qualche medicina che è sempre il caso! E sogni, e desideri, tanti desideri: di divertirsi, di essere sereni, di godersi giornate gradevoli, di chiacchierare, di scambiarsi idee e di condividere i piaceri. Ma un momento, avevamo equivocato: partenza il 30 dicembre e ritorno il 1gennaio; non un viaggio di un anno, ma di tre giorni. Allora nelle valigie bastava un decimo di quanto portato: eh già. Ma sogni e desideri? Quelli non sono mai troppi. E chissene… se son stati solo tre giorni. Obiettivo comunque centrato: divertirsi, serenità, bellezza fra arte e paesaggi, chiacchiere come se piovesse… e non ha neanche piovuto. Un discreto sole, riflessi fra squarci di azzurro del cielo e nuvole violette, e verde e marrone di campi, alberi, pianure e colline lungo un Arno piccolo piccolo, ma grande grande per storia, fascino e umanità. E così tre giorni son passati come fosse passato un anno. Tenendo a debita distanza giornali e telegiornali siamo riusciti anche a riposarci un po’ da notizie di guerre nel mondo, droni che volano e bombardano (una volta spiavano solo, ora bombardano pure). E anche la guerra ibrida ci è sembrata in pausa. Una percezione, ovviamente: la realtà non è così. No, la realtà non è così ! E infatti son bastati i primi tre giorni del 2026 per confermarlo, fra guerre sempre più numerose, catastrofi naturali e altre indotte dalla follia umana. Però torniamo al nostro viaggio-vacanza: almeno quello è andato bene, ma tanto bene! Insomma, per dirla come il poeta Palazzeschi, “e lasciateli divertire” un po’ questi 25 tidieini (traduzione: soci di TempodiEventi) a spasso per il Casentino toscano: tre giorni in santa pace, e in tanta bellezza varia. Di tutto, di più. Paesaggi, arte, borghi, un territorio anche ricco di aziende, che danno il senso di un lavoro che c’è, di una società che si muove, non si culla sulle rive dell’Arno, ma lavora, vive e va avanti.
I Borghi 1. Bibbiena
Ne visitiamo tre, uno al giorno. Bibbiena, Stia, Poppi. Belli, molto belli, suggestivi, caldi…. anche se ci stiamo surgelando sottozero. Ma caldi. E anche se molti di noi viaggiatori sono inguaribilmente legati al grande centro urbano, questi tre borghi toscani si fanno davvero ammirare. Ti fanno respirare l’atmosfera cittadina di una volta, viva, attiva, dinamica, e pure litigiosa. Trovare nella storia due borghi o due città toscane che siano andate o vadano d’accordo fra loro è impresa del tutto impossibile. Persino oggi che la squadra di calcio della Fiorentina è ultima in classifica rischiando di retrocedere in serie B, Aretini, Pisani, Poppesi, godono proprio eroticamente all’idea della sconfitta fiorentina. Son passati secoli e il clima è sempre quello della battaglia di Campaldino. Che peraltro a Poppi rivive attraverso un bellissimo museo e uno straordinario plastico che rievoca quella battaglia, che per i toscani ha più o meno l’importanza della battaglia di Waterloo o dello sbarco in Normandia! E hanno pure ragione, perché in effetti segnò dinamiche storiche di una regione straordinaria che tanto ci ha dato in termini di cultura, filosofia, arte e letteratura. Inutile dire che dovunque andiamo in questo territorio casentinese incontriamo anche Dante Alighieri, lo troviamo ovunque: è palesemente in cielo, in terra e in ogni dove. Proprio in senso letterale. E’ stato o no in Inferno, Purgatorio e Paradiso? E in che compagnia! Basterebbero Virgilio e Beatrice, come a dire, poesia e bellezza; saggezza e dolcezza!! E pure San Bernardo! Si, ma non crediate che la comitiva tidieina si sia accontentata di meno. Abbiamo avuto anche noi i nostri Virgilio, Beatrice e San Bernardo. Altri nomi, ma qualità da Divina Commedia.
Bibbiena, Virgilio e Sandra
Cultura, saggezza, arte? Ed ecco la nostra guida Sandra, che quanto a conoscenza, Virgilio se lo lascia proprio alle spalle. Sa tutto!! Ma per fortuna ti trasmette il tutto con empatia, cosicchè ti nutri di cultura senza accorgertene. Virgilio, ad esempio, era più cattedratico! Va beh, ma Sandra ha studiato anche l’arte dello storytelling. Certo nessuno è perfetto, nemmeno Sandra. Lei ad esempio è sempre convinta di quello che ci ha detto l’anno scorso, in visita ad Arezzo. A suo avviso, nel mondo esistono milioni di città, ma nessuna è all’altezza di Arezzo. Ah, per informazione, Sandra è di Arezzo!!! E probabilmente si candiderà a sindaco di Arezzo. Così nei prossimi viaggi avremo come guida un sindaco!!! A TempodiEventi manca solo questa esperienza. E la prossima visita culturale a Roma avremo come guida Roberto Gualtieri. Deliziosa Sandra: tanto che le abbiamo già dato appuntamento per una gita a Firenze. E lì finalmente conosceremo una Sandra diversa, più aggressiva, che reciterà ancora versi danteschi, ma rivisitati: “Ahi Firenze, vituperio delle genti!”. Scherzi a parte, Lei è giustamente innamorata di Arezzo, anche se è inflessibile con un suo concittadino, poeta sublime: Francesco Petrarca. Lo detesta. Come dite? Ah, ecco, mi dicono che trattasi di delusione d’amore; Sandra lo ha corteggiato strenuamente, ma Francesco amava Laura…niente da fare!! Ecco spiegato l’arcano. Dai Sandra, non ti disperare, ci siamo noi tidieini per riscaldare il tuo cuore trascurato dal sublime Francesco.
E infatti nonostante il freddo il nostro Virgilio ci guida senza esitazioni per Bibbiena, bella nelle sue chiese (delizioso l’oratorio di San Francesco, col suo barocchetto che ammorbidisce le esagerazioni cui a volte indulge il Barocco senza diminutivo!), strade con edifici medievali, piazze e piazzette. Ed un delizioso teatro ottocentesco: bello, ma bello tanto, che ti vien voglia di salire sul palcoscenico a recitare oppure
salire sui palchi rossi e dorati a guardare, ascoltare ed applaudire. Dunque un momento di calore, non solo per il riscaldamento in piena efficienza, ma perché il teatro è il teatro: è calore di per sé, è socialità, è empatia, è umanità. Da sempre, dagli antichi ad oggi, dalla Grecia classica a Bibbiena. E poi questo piccolo teatro Dovizi è carino tanto tanto; non a caso riaperto e riattivato nel 1996, ha avuto quali artisti per l’inaugurazione la suprema Carla Fracci come ballerina e la splendida soprano Anna Caterina Antonacci per il canto. E a proposito di Dovizi a Bibbiena incontriamo anche un personaggio forse non conosciutissimo, ma in effetti un grande: Bernardo Dovizi, poi Cardinal Bibbiena, poi detto direttamente il Bibbiena. Cultura, letteratura, drammaturgia, politica, diplomazia, mecenatismo; ed un vissuto intenso che lo portò ad essere grande collaboratore del Papa Leone X dei Medici; tanto grande che quando morì ancor giovane si pensò, forse ingiustamente, non a morte naturale ma provocata da avvelenamento su ordine del Papa stesso preoccupato dello spessore concorrenziale del cardinale. Sia come sia, Bibbiena è borgo molto bello; e il palazzo della famiglia Dovizi è di grande fascino architettonico. E la nostra visita non può che catalogare questo borgo tra le mete di qualità del peregrinare ormai ultradecennale di TempodiEventi in cerca di storia, di cultura e di bellezza.
E dopo Sandra… Beatrice /Sabina
E a proposito di bellezza, verso la fine della prima giornata del nostro triduo casentinese, lasciando Bibbiena entriamo in Poppi, per il momento destinati solo alla sistemazione alberghiera. Ed è lì che, salutato per il momento Virgilio (pardon Sandra), incontriamo la nostra Beatrice. Ma chi, Beatrice Portinari? Macchè, Beatrice/Sabina, l’addetta alla reception dell’hotel. Che proprio non ha nulla da invidiare alla Beatrice dantesca. Ha il pieno controllo dell’Eden, con una gestione affascinante di tutte le chiavi, pardon di tutte le passwords alberghiere: ce n’è una per entrare e uscire dalla propria camera, una per entrare e uscire dal complesso alberghiero, una per cenare, una per fare colazione, una per contattare la reception dalla propria camera…una per sognare quando ci si va ad adagiare mollemente in braccio a Morfeo. Certo noi non siamo una generazione nativa digitale, ma che ce ne importa. Siamo ben di più, siamo una comitiva di nativi poetici, e Sabina ti fa pensare subito a “Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta…. che dà per li occhi una dolcezza al core”. Accoglienza soavemente dantesca della nostra receptionist, e così eccoci nel paradiso alberghiero, accogliente, confortevole, e pronto a farci cenare e poi riposare: il giorno dopo si parte presto.
I borghi 2. Stia
Cresce il freddo, ma cresce ulteriormente l’intensità delle visite. Stia è anch’essa borgo bello, elegante, ricco di storia, con le sue origini medievali duecentesche, il suo legame politico/economico e architettonico con la potente famiglia casentinese dei Guidi. Le sue piazzette, le sue stradine spesso con decise arrampicate, i suoi edifici sobri e ricchi ad un tempo, il tutto non a caso scelto da Leonardo Pieraccioni come scenario di molti momenti del suo film “il ciclone”. Ed anche l’economia è vivace, con rete commerciale e di ristorazione che appare elegante
e qualitativa. Ma Stia vuol dire prima di tutto “il panno casentinese”. Una stoffa, un tessuto… anzi molto di più: l’icona di una comunità, di un territorio, di un look: abbigliamento e non solo. Comunicazione di sé. Con i colori vivaci, ed in primo luogo il tipico, iconico “arancio casentinese”. Il suo momento di gloria? Il film “Colazione da Tiffany” e la meravigliosa Audrey Hepburn che indossa un cappotto color arancio casentinese. Già di grande impatto di suo, con
un colorismo che trasmette eleganza e gioia di vivere, indossato da una icona dell’eleganza femminile come la nostra Audrey il panno casentinese a quel punto ha letteralmente preso il volo, con destinazione le stelle della moda. E ce lo dimostra la grande azienda tessile che visitiamo, con annesso museo; e sì, perché il panno casentinese è ormai industria e arte ad un tempo. E giustamente ci soffermiamo a lungo a visitare, guardare e capire modi e stili di lavorazione; ed anche storia di una realtà industriale che è stata ed è parte strutturale e fondante del territorio del Casentino e di Stia in particolare. Non è solo bellezza: è lavoro, è economia. E’ vita. Non manca qualche acquisto da parte del gruppo, cappelli e sciarpe coi loro colori vivaci, ma soprattutto con uno stile elegante. E così possiamo cogliere fino in fondo il senso di una profonda integrazione territoriale, laddove alberi, colline, cielo, corsi d’acqua, fanno paesaggio insieme a fabbriche, padiglioni aziendali, rivenditorie, negozi.
Quando si dice: un paesaggio integrato, natura e uomo, bellezza e lavoro, gioia e fatica. Non è borgo: è città. Non è città: è il mestiere di vivere. E noi ce lo penetriamo tutto, in un’intensa mattinata, che si trasforma poi, dopo il pranzo, in un pomeriggio da dimensione “altrove”: umanità anch’essa, anzi il logico, combinato disposto di un vivere che è fatto di natura, di svago, di lavoro, di impegno quotidiano ed insieme di pensiero, di riflessione, di ricerca di senso.
Dopo aver già visitato in mattinata la Pieve di Santa Maria Assunta, imponente artisticamente con i suoi dipinti duecenteschi e le sue sublimi dolcissime ceramiche rinascimentali di Andrea della Robbia, nel pomeriggio saliamo alla Pieve di San Pietro di Romena. E qui ci
troviamo di fronte alla sobrietà austera di un romanico che si staglia su una collinetta affacciata su un campo di mandorli. Ogni mandorlo dedicato a qualcuno che non c’è più; a bambini che non hanno visto l’età adulta. Una dimensione di emozione assoluta, che non a caso colpisce forte la nostra guida Sandra, che anche oggi viaggia con noi, e che vive con intensità il racconto di questa piccola grande storia di umanità dolente: mandorli e bambini troppo presto volati via. E sulla spianata anche un campo di lavanda. Prato, lavanda, mandorli, viottoli che collegano alcune cascine e la Pieve con la sua austerità. E’
un complesso organico. Sì, è una comunità, “la Fraternità”, che ripercorre in pieni anni duemila il senso della solidarietà e della umanità dei tempi medievali, in cui accoglieva i pellegrini nei loro viaggi disagiati. E oggi accoglie anche noi, che pellegrini non siamo, e men che mai in viaggio disagiato.
Ma forse no: pellegrini lo siamo anche noi, nel senso profondo del termine. Pellegrinare è andare alla ricerca di direzione, di senso. Ed è ricerca che si può fare in tanti modi, peraltro legati a contesti temporali e spaziali vari e diversi. Ma comunque ricerca di senso è. Ed è quello che conta. Cercare un senso per quello che si fa, per quello che si è. Lo si può fare in pieno centro cittadino convulso, lo si può fare nel chiuso di una stanza; nel chiuso di se stessi; e lo si può fare tanto meglio insieme con gli altri. Ed un luogo suggestivo, di campagna e collina, con l’Arno che scorre piccolo e placido a valle, ti può dare una mano. Con il suo binomio di natura e di costruzione dell’uomo: nel giro di 200 metri un luogo dove pranzare, con zuppa di zucca e schiacciatina di formaggio e verdura. Un luogo dove riflettere, con la sua distesa di mandorli, l’albero primo a fiorire e ultimo ad appassire, ma che ricorda
nel caso in questione non la forza bensì la fragilità. E poi un luogo dove elaborare pensiero, la pieve romanica col suo stile asciutto che invita a costruire e non ad arrendersi. La linearità del romanico aiuta proprio nel senso del cogliere la forza di un percorso, che cerca ordine dal caos, luce dal buio. E tutto questo risuona nelle parole del sacerdote fondatore ed anima di questa comunità territoriale, Don Luigi. Un discorso complesso, il suo, pieno di sfaccettature diverse, che richiederebbe riflessioni e approfondimenti articolati che al momento non c’è il tempo di fare, ma che il gruppo già comincia ad affrontare in attimi successivi, di rientro a Poppi.
E certamente non mancheranno altre occasioni per riflettere insieme sul percorso esistenziale, che naviga fra gioie e dolori, solidarietà e rancori, rabbia e dolcezza, apertura e chiusura; una navigazione che non può dirigere il vento, ma può orientare la vela. Una ricerca di senso per la fragilità: che è complessità, non debolezza.
I borghi 3. Poppi, il cenone e il gioco
Un viaggio un po’ come la vita, questa nostra tre giorni nel Casentino. Di tutto, di più. E così dai momenti di riflessione etico/esistenziale della Pieve di San Pietro, passiamo con un triplo salto mortale intellettuale ed umorale al cenone di fine anno. Il nostro confortevole albergo di Poppi ci accoglie di rientro da Stia, e ritroviamo pure la nostra Beatrice/Sabina, dopo aver salutato Virgilio/Sandra che rivedremo l’indomani. Ed ecco tutti nelle stanze per agghindarsi in vista del cenone. Niente panno casentinese, niente cappotto alla Audrey Hepburn (d’altronde restiamo in albergo per cenare), ma qualche ritocco interessante ed elegante al look. Ed eccoci nella sala da pranzo, con tanta
altra gente. Ma il grosso della sala siamo noi: i magnifici 25 di TempodiEventi con tanto di autista al tavolo a festeggiare con noi. Precisiamo: non è che siamo ricchi aristocratici dotati di autista personale, stiamo parlando dell’autista del pullman con cui svolgiamo il viaggio. E di più su di lui diremo dopo. Intanto è festa allegra e bella, per un cenone accompagnato da musiche ed anche da un duo di interpreti dal vivo: una cantante ed un chitarrista, che per la verità sembra decisamente bravo. Fa un lungo assolo sulle note della bellissima canzone “Purple rain”, lanciata da Prince negli anni Ottanta. E il cenone non tradisce le aspettative; anzi, si può ben dire sia più ricco e qualitativo di tanti cenoni che sovente sono più furbi che buoni. Tutto ottimo, a cominciare da pesce, frutti di mare e crostacei freschi e saporiti. Tante belle chiacchiere, tante risate, tanta bella compagnia. E come nelle migliori tradizioni i camerieri gestiscono i tempi in modo tale da arrivare alla fine del cenone esattamente in linea con le 23 e 55; cinque minuti finali per seguire i conteggi televisivi degli ultimi istanti di questo 2025. Inutile avventurarci qui nelle solite disamine valutative di fine anno: né migliore né peggiore di tanti altri, il 2025. E però è legittimo e umano sperare che il 2026 vada meglio e vada bene: ci mancherebbe sperassimo il contrario. Si può temere, certamente, visto che appare chiaro la storia non docet proprio un bel nulla agli uomini, che ripetono secolo dopo secolo gli stessi errori e le stesse castronerie (e in verità bastano purtroppo tre giorni di 2026 per confermarlo). Ma siccome gli uomini hanno fatto nella loro storia anche cose belle e intelligenti, l’augurio è che nel 2026 ci si impegni ad emulare soprattutto questo: il bello che nella storia si è pur fatto. Così proviamo a tenere un po’ di compattezza fra i momenti di riflessione esistenziale del pomeriggio con i momenti di festa e di allegria spensierata del cenone. Peraltro riusciamo a stappare le bottiglie di spumante e a fare il botto esattamente nel momento in cui scatta la mezzanotte e inizia il 2026. Almeno come tempistica sembra che ci siamo!!! Auguri, abbracci,
brindisi, e poi la comitiva Tde si sposta in un’altra sala che l’albergo fin dal primo giorno ci ha messo a disposizione: solo per noi. Per divertirci, chiacchierare, giocare. Cosa che facciamo anche dopo il cenone, con indovinelli da risolvere, il gruppo diviso in varie squadre. In verità il gioco funziona solo in parte, perché qualcuno imbroglia; ad esempio il sottoscritto, che va sul cellulare a chiedere la soluzione degli indovinelli alla Intelligenza Artificiale!! E va beh, se no che l’hanno inventata a fare l’IA ??? E poi ecco anche la tombola di rito. In verità sono tre giorni che giochiamo a tombola… non vi preoccupate, non è che siamo impazziti. E’ un modo per stare insieme, per ridere ed anche per dimostrare che siamo appassionati di cultura, di arte, di filosofia, ma anche di …. cazzeggiamenti, il che non guasta mai. E poi che tombole che abbiamo fatto! Con ricchi premi in palio, caratterizzati da un tratto comune: una rara bruttezza. Cosicché il gioco è a cercare di non fare ambo, terno ecc., per evitate di vincere premi imbarazzanti. Il che ovviamente a qualcuno inevitabilmente capita. Per fortuna con una certa equa ripartizione fra le persone. Hanno vinto in molti; e quindi in molti si sono poi ingegnati a vedere come rifilare il premio a qualcun altro, fingendo una “generosità pelosa”. E su questo ritorneremo in chiusura di storytelling. Però che bello! Donne e uomini – diciamo – di una certa età, colti, professionisti stimati, impegnati a giocare a tombola…e come non bastasse, a fare battute di spirito a raffica, come non ci fosse un domani!!! Insomma tutto un altro gruppo rispetto a quello esistenzialmente riflessivo della Pieve di San Pietro! Eppure gli stessi 25 individui: quando si dice, la complessità!!!! Verso le due la serata finisce e si va a dormire. E tanto per non smentire il 2025, il 2026 inizia con un’amica tidieina del gruppo che cade in camera (fortunatamente senza gravi conseguenze, ma intanto, per dire!) ed uno dei cagnolini che hanno fatto il viaggio/vacanza con noi che si sente male. Insomma, la realtà lancia segnali, implacabilmente. Ma tant’è. Noi resistiamo: vero Don Luigi?
Poppi da visitare
E dopo poche ore dalla fine del cenone, eccoci di nuovo in giro, a visitare Poppi, di cui finora abbiamo conosciuto solo l’albergo. E Poppi non delude, anzi merita fortemente. Possiamo forse dire che dei tre borghi sia addirittura il più suggestivo, il meno contaminato dalle innovazioni e quindi il più fedele a se stesso e alla sua storia. Ancora un’aria di medioevo e di rinascimento nelle strade e negli edifici. E poi
l’edificio più iconico dell’intero Casentino: il Castello dei conti Guidi, a picco sulla vallata dell’Arno, che continua imperterrito nei tre giorni a mostrarci un’acqua limpida e soave, che scorre lentamente e addolcisce tutto il panorama. Insomma, in verità possiamo dire che l’Arno sia fiume casentinese non meno che fiorentino. Il Castello è molto bello, emozionante, davvero un tuffo nel passato. Un cortile interno che fra scale e scalette intrecciate sembra un quadro di Escher. Una vista splendida sulla pianura. Sale e saloni tipici, da castello delle fiabe. Con affreschi interessanti, ed uno splendido che raffigura la scena fascinosa della danza di Salome fatale per Giovanni Battista. Un salone conferenze meraviglioso per ampiezza ed eleganza, che potrebbe ospitare pure i vertici del G7; e che invece ospita le riunioni del
Consiglio comunale di Poppi. Caspita, ma che spreco di bellezza!! Con tutto il rispetto per il Consiglio comunale di Poppi. E poi un salone con un plastico strepitoso della battaglia di Campaldino. Un plastico che fa la gioia di grandi e di bambini; e infatti ci sono un paio di bambini estasiati a vedere soldatini in quantità, schierati in battaglia. Davvero una ricostruzione seria e piacevole ad un tempo, di fronte alla quale la nostra Sandra, per il terzo giorno con noi, può ricostruire con efficacia storica lo svolgimento della battaglia stessa ed anche i retroscena politico/diplomatici. Dimenticavo: nel frattempo il freddo è a mille. In confronto la Lapponia è terra da costume da bagno per prendere il sole. Ma tant’è: Poppi è Poppi, forse la stella di questa nostra “tre giorni”. Meno famosa e celebrata di Bibbiena e Stia, in effetti non solo regge il confronto, ma lo vince pure. E pure il pranzo conclusivo è ottimo, in una taverna/ristorante che i Poppesi amano (a giudicare dal numero di avventori). E mangiamo ottimamente. Sì, perché dopo il cenone di San Silvestro, facciamo anche il pranzo di Capodanno. In effetti in questa tre giorni una cosa abbiamo fatto con assoluta dedizione e sistematicità: mangiare!! Se mangiassimo così tutto l’anno, avremmo il colesterolo alle stelle. Ma non le stelle dell’ottimo albergo in cui abbiamo soggiornato; proprio le stelle colesteroliche da eccesso di grassi e dolci, con annesso vin santo. Ma tant’è, nella comitiva abbiamo quattro medici, fra cui anche una cardiologa, per cui non c’è problema: tre giorni di pranzi e cene…. ah, dimenticavo, ed anche di colazioni la mattina: mi pare ovvio, se no l’albergo si offendeva.
e i premi delle tombole?
E a proposito di albergo, avevamo in sospeso il discorsetto sui premi delle tombolate. La maggior parte dei vincitori è riuscito in qualche modo a rifilarli ad altri volenterosi. Qualcuno dei vincitori è stato anche visto alle tre di notte aggirarsi di nascosto in hotel con il premio vinto fra le mani e nasconderlo in anfratti dell’albergo inaccessibili almeno fino al prossimo secolo!
Chi sta scrivendo questo racconto ha vinto anche lui due premi: una ciotola, che una generosa tidieina del gruppo si è presa, parlando di un suo possibile utilizzo casalingo. In effetti era ancora sotto l’effetto dei discorsi sulla solidarietà umana fatti da Don Luigi alla Pieve!! Diverso il destino dell’altro premio: una teiera.
Ebbene, quando si dice che Beatrice è una donna angelo, non è Stilnovo, è realtà. La nostra Beatrice/Sabina, deliziosa receptionist, se l’è fatta donare dal sottoscritto, elargendomi un sorriso angelicato che voleva testimoniare che mi era grata del dono. Ovviamente era pura bontà, ha voluto prendersi cura della fragilità del sottoscritto vagamente perso nella selva dantesca con questa teiera fra le mani, supportandolo così come Beatrice supporta Dante avviandolo al Paradiso. E se qualcuno non dovesse credere a questa storia, preciso che c’è testimonianza fotografica della scena della consegna della teiera dal sottoscritto a Beatrice. Chi volesse prenderne visione, può rivolgersi ai capi della nostra stravagante meravigliosa comitiva, Rita e Lorenzo!!
San Bernardo/Giorgio e il ritorno
E così, più o meno inseguiti da un’incombente nevicata, si riparte per Roma. Pullman alla mano, ben riscaldato, si parte verso le 16.00 per arrivare a destinazione per le 19.00. E tutto fila liscio, sotto l’abile manovra del conducente, che – non me ne sono dimenticato – è la nostra terza guida del viaggio. Dopo Virgilio/Sandra, Beatrice/Sabina, ecco a voi San Bernardo/Giorgio, l’autista più simpatico e socievole della storia delle compagnie di trasporto turistico. Ha fatto una tre giorni che se non fosse che uno lo vedeva al volante, l’avrebbe scambiato per il ventiseiesimo tidieino. Tranquillo. Efficace nella guida. Chiacchieratore come noi nella giusta misura. Pranzi e cene sempre con noi (e conseguentemente aumentato di peso come noi tutti). E’ stato proprio il nostro San Bernardo. Come quello dantesco che apre al poeta le porte dell’Empireo per arrivare alla visione della salvezza, Giorgio ci ha soccorso con la sua vettura ben riscaldata quando rientravamo dalle passeggiate, vagamente surgelati. Ci ha portato a destinazione sani e salvi anche quando eravamo su stradine strette a strapiombo sull’Arno (che bello è bello, ma non andandoci dentro in pullman). Ci ha portato ad ogni destinazione con puntualità teutonica (che fosse una chiesa, un museo, un ristorante o l’albergo). E ci ha riportato nella nostra Roma puntualissimi, sotto l’unica pioggia che abbiamo incontrato nel viaggio. Insomma Giorgio è già stato prenotato per i nostri prossimi viaggi. Anzi lui stesso ha proposto la prossima meta di fine 2026: le Canarie. Certo, il pullman non serve, ma lui ha detto che ci piloterà l’aereo! Avete capito che San Bernardo abbiamo trovato? Altro che quello dantesco, che in fondo si è limitato a guidare il solo Dante nell’Empireo al cospetto della Madonna, perché consentisse al peccatore Dante di vedere Dio. Il nostro Giorgio ha dovuto invece guidare ben 25 tidieini, peccatori non meno di Dante – anzi, diciamo la verità, pure di più – di giorno e di notte, per stradine impervie, in un Casentino che oltre al panno casentinese ha inventato pure l’assenza di segnaletica stradale con indicazioni direzionali precise; per cui una “freccia Firenze” e una “freccia Roma” si equivalgono del tutto. Va beh, Giorgio è andato a naso, di qua di là, tanto tutte le strade portano a Poppi! Insomma grazie Giorgio, “tu sei colui che l’umana natura nobilitasti sì” che puntuale ci riportasti sani e salvi alla visione della stazione ostiense.
Bene, ed ora, davvero contenti di questa vacanza, rifocillati nello spirito, stimolati nella mente, anche se un pochino sovrappeso, riprendiamo il nostro cammino romano. Possibilmente ancora insieme.
A proposito… a tutte e a tutti, Buon 2026
