
a cura del Prof. Carlo Mari
Domenica 14 dicembre, giornata freddina ma solare, bellissima, cielo azzurro, terso, luminoso. Città una volta tanto non congestionata dal traffico o da altri elementi di complessità. Ma una volta che arrivi lì, in Piazza Fontana di Trevi, ti ritrovi in buona compagnia: circa 550.00 persone fra romani a passeggio prenatalizio e turisti italiani e stranieri!!! Però, che bello! è una congestione di persone che mette allegria. In fondo è bello vedere persone di varie parti di Italia e del mondo, da anziani a giovani, che stanno lì, anche a costo di fare una fila interminabile, per guardare e gustarsi una piazza stupenda, un intrico di stradine strette, eleganti e calde di umanità, e una fontana monumentale unica; e se la vogliono gustare fino in fondo, scendendo – diciamo così – sul piano vasca, e non solo da sopra, dalla strada, perché la vogliono fare propria e portarsela via, nella memoria: beh, è bellezza, non meno “bella” della fontana stessa!
E noi di Tempo di Eventi perché siamo qui? Fontana, piazza e centro cittadino lo conosciamo benissimo. E infatti, siamo qui per una visita ad un luogo particolarissimo, a mezza strada fra politica, storia istituzionale del paese e memoria esistenziale nostra. La casa dove hanno abitato Sandro Pertini e la moglie Carla Voltolina, dal 1978 finché non se ne sono andati in un’altra dimensione, nel 1990 lui, nel 2005 lei. Dal 1978, e dunque da quando Pertini fu eletto Presidente della Repubblica, settennato che si concluse nel 1985: da una estate ad un’altra. Sì, una estate come la giornata invernale ma solare di questa nostra visita; una estate come quel settennato della sua Presidenza. Sia detto senza nessuna piaggeria, senza nessuna celebrazione ex post, senza nessuna retorica… che se poi uno dovesse usare la retorica, Pertini arriverebbe di corsa dall’altro mondo e gliene direbbe di tutti i colori. Un settennato/estate perché – comunque lo si voglia valutare nel merito politico giustamente secondo idee e sensibilità politica di ognuno – portò una ventata di novità nel paese, a cominciare dalle istituzioni stesse. Una ventata di sole e d’azzurro. Una ventata di passione autentica per l’uomo, per la libertà, per la schiettezza relazionale, per la capacità di affrontare con serietà e impegno ogni cosa della vita della Polis: dalla politica alla cultura, dalla economia allo sport. Era ed è tutta vita collettiva. Insomma si ebbe la percezione che comunque le istituzioni erano – come dev’essere – vicine al cittadino. Poi possono fare cose giuste e cose sbagliate, ma fanno parte della comunità, con responsabilità e conseguentemente poteri diversi, ma parte della comunità. Per dirla alla Pertini: si ebbe la percezione che cittadini e istituzioni potessero darsi del tu. Del resto anche la scelta di abitare da Presidente non al Quirinale, ma in una casa privata, in un palazzo privato, dava ulteriore segnale in questa direzione. Anche perché fu scelta notoriamente dettata dalla moglie Carla, e anche questo avvicinava cittadino e istituzioni. Il Presidente della Repubblica ha una moglie, e la moglie nelle dinamiche familiari indica, in quel caso detta, anche le sue scelte. Fu Carla Voltolina a volerlo, per tutela della privacy e anche della sua attività professionale. Personalità non meno prorompente di quella del marito, professionista super qualificata, prima giornalista poi nel campo della psicologia e dell’impegno socio/professionale/culturale sui temi del disagio mentale e delle difficoltà psichiche, la Voltolina era anche stata impegnatissima nella politica attiva. Partigiana come il marito, esperta di dinamiche politiche e legislative nel dopoguerra, rinunciò a possibili sviluppi di carriera politica (e ne avrebbe avuto capacità e carisma) proprio perché moglie del Presidente della Camera, prima, e del Presidente della Repubblica poi. Naturalmente sarebbe stata polemica su possibili vantaggi avuti per il ruolo del marito, e quindi – orgogliosamente ma anche sobriamente – se ne tenne fuori, dedicandosi al proprio privato umano e lavorativo, attraverso il quale contribuì comunque alla definizione di leggi importanti sui temi di sua competenza professionale, come la riforma Basaglia sui manicomi, oppure la Legge della Senatrice Merlin (di cui era collaboratrice) relativa alla chiusura delle case d’appuntamento e allo sfruttamento della prostituzione. Insomma il buon battagliero Pertini aveva da faticare un bel po’ nella vita politica con gli altissimi incarichi istituzionali ricoperti; ma aveva da faticare non meno con la personalità della moglie, forte e determinata!! Il tutto portò ad un vero, autentico matrimonio d’amore, che solo la morte poté recidere.
Del resto le polemiche non mancano mai, e non mancarono neppure riguardo a questa scelta di non abitare al Quirinale. Si disse, da parte di alcuni politici, media e comuni cittadini, che quella scelta creava un problema complesso di sicurezza. Ed era vero. Difendere una altissima autorità dentro all’iper protetto palazzo del Quirinale non era la stessa cosa che proteggerla in un appartamento privato, in un palazzo privato, per giunta in una piazza iper frequentata quotidianamente da romani, turisti e vere folle di appassionati d’arte. E con una miriade di edifici e di tetti ad un breve “tiro di schioppo” dalla casa Pertini. E dunque complessità enorme per forze dell’ordine, servizi segreti ed esperti di sicurezza. Né da trascurare l’abitudine di Carla, pratica e romantica, di andare in giro, a volte anche col marito (Pertini non aveva la patente), con la sua amata Fiat 500 rossa! Un incubo per la scorta. Insomma difficoltà istituzionali, organizzativamente ed anche come impegno di spesa. Ma tant’è, ogni scelta ha due facce, come le medaglie. E quella organizzativa ed economica fu bilanciata da quella culturale ed umana. Il Presidente era fra la gente. E non era retorica. E – attenzione !!! – non era neanche populismo, che oggi ci viene elargito a piene mani. Perché il populismo è operazione studiata a tavolino – comunque la si voglia giudicare, e anche qui preciso che non voglio urtare la sensibilità politica di nessun amico o amica che legga queste righe. Quella di Pertini era autenticità di uomo, che era fatto così, pur col suo carattere niente affatto facile, e che non aveva timore di scontrarsi con l’altro. Ma l’uomo era così, istintivo e diretto: un cittadino che ricopriva la carica altissima di Presidente della Repubblica. E se andava allo stadio di Madrid a vedere la finale dei mondiali di calcio Italia Germania (1982), e l’Italia stravinceva la finale, lui esultava come un tifoso irrefrenabile… e “chissenefrega” se sul sedile accanto c’era il Re Juan Carlos di Spagna, e dall’altra parte il Cancelliere tedesco Helmuth Schmidt… sconfitto. Lui esultava, urla e braccia in alto: un tifoso. E non c’era niente di male. Chi faceva polemiche anche su questo, avrebbe potuto chiedere al Re di Spagna e al Cancelliere tedesco: gli avrebbero risposto che con Pertini si erano divertiti tantissimo, una volta tanto sentendosi anche loro di nuovo cittadini!! Era fatto così. E sull’aereo di ritorno, si viaggia coi giocatori. E come si passa il tempo? Giocando a scopone (le carte, una passione) con l’allenatore Bearzot e Zoff, portiere e capitano della nazionale!
Per carità, ben altre cose, di rilevanza storico/politica, potremmo ricordare di Pertini e della sua Presidenza; ma ho scelto questa immagine, del resto mediaticamente iconica, perché rappresentativa dell’uomo, del politico e del Presidente. Poi sappiamo bene che la Presidenza Pertini nacque nel contesto tragico degli anni di piombo. E in particolare sull’onda delle emozioni e delle preoccupazioni politico/istituzionali derivanti dal rapimento e assassinio di Aldo Moro. Non fu populismo, non fu paura, non fu inciucio, ma alto senso della esigenza di unità del paese se la sua elezione avvenne a maggioranza ultra larga e trasversale politicamente (832 voti a favore su 995 votanti: dato elettorale eccezionale per il Quirinale). Pertini era stato ed era uomo di parte (partigiano e poi alto dirigente del PSI) e dunque con avversari politici forti sulla destra ma anche sul fronte della sinistra diciamo massimalista. Eppure molti di questi, oltre ai partiti a lui più vicini, votarono per Pertini. Per il profilo politico? Per il suo rigoroso rispetto, sostanziale e non formale, dei valori di fondo della Costituzione? Certamente, anche, molto. Ma prima di tutto per il profilo dell’uomo. Uomo delle istituzioni, ma cittadino fra i cittadini. E questo ci voleva, in anni di tragedia politica radicalizzata, estremizzata, e impietosa. E gli anni di piombo continuarono, ma con il Quirinale riferimento saldo di libertà e di umanità. Questo contava per tutti, nel nome di Pertini, più di ogni altra cosa. Era umanesimo applicato alla politica. E questo fu il senso della sua Presidenza di fronte a tentativi vari di destabilizzare la democrazia (strage alla stazione di Bologna, ad es.); di fronte a crisi come quella della P2; di fronte alle fibrillazioni del quadro politico con la esperienza innovativa ma complessa del Pentapartito.
E poi con la morte “sul campo” dell’amico Berlinguer, che creava comunque un vuoto di direzione nel più forte partito della sinistra. E poi il terremoto dell’Irpinia, altro momento iconico del suo modo di essere Presidente. Pertini si incazzava, e si incazzò di fronte alle inadeguatezze degli interventi dello Stato, nelle sue varie articolazioni centrali e locali, di fronte ad un popolo, quello dell’Irpinia, non adeguatamente supportato (usiamo un eufemismo!) in una tragedia della natura che lo aveva colpito. La reazione di Pertini non resterà senza esiti: il popolo italiano si riconobbe nella sua arrabbiatura e nelle sue parole senza sottintesi in politichese; lo Stato reagì, e nacquero modi di organizzarsi di fronte alle tragedie naturali di qualunque tipo, che fino ad allora non si erano avuti. Ci vorrà ancora qualche anno, ma nascerà la struttura della Protezione Civile, su cui arrivò l’onda lunga della arrabbiatura pertiniana di fronte al dramma irpino. E poi il suo essere punto di riferimento per le nascenti battaglie per diritti civili e questione morale (non a caso ottimi e amicali i suoi rapporti con Marco Pannella).
Direte, ma che c’entra tutta questa ricostruzione storico/politica con la casa a Fontana di Trevi da noi visitata? C’entra, perché lì dentro c’è tutto questo, si respira tutto questo. Si respira il ruolo politico culturale; si respirano i rapporti con la realtà, con la politica e con i cittadini; si respirano i rapporti costruttivi, anche conflittuali ma mai depressivi, con le importanti personalità di quegli anni, da Spadolini a Berlinguer, da Pannella ad Andreotti, da Craxi a La Malfa a Nilde Iotti. E con gli stessi avversari politici come Malagodi e Almirante. E poi la sua amicizia con Giovanni Paolo II, ambedue amanti della montagna, con gite montanare comuni! E poi incontri e stima reciproca con leader stranieri come Mitterand, Reagan, Kohl, la regina Elisabetta d’Inghilterra ed il re di Spagna; e con Michail Gorbaciov.
C’è tutto nella casa, foto, ritagli di giornali, libri, pubblicazioni varie. Ma il tutto ricomposto benissimo dalla Fondazione che cura la casa stessa come museo, ma soprattutto come luogo umano vissuto; sembra quasi che da un momento all’altro debbano rientrare a casa Sandro e Carla… se non fossero sepolti nel cimitero del piccolo centro ligure di Stella, paese natale di Pertini. Trovi accostati uno all’altro, la foto con Reagan o con il Papa, e il basco, la sciarpa o il giubbotto usati per difendersi dal freddo, nei suoi spostamenti, brevi ed intensamente popolari, fra la casa a Fontana di Trevi, e il suo ufficio: come ironicamente chiamava il Quirinale la moglie Carla. Che peraltro nella casa ha vissuto poi altri 15 anni dopo la scomparsa del marito. E la casa è di Carla Voltolina non meno che di Sandro Pertini. Con la collezione di teiere, di cui era appassionata, con borse, scarpe, vestiti, sciarpe con prevalenza del suo colore preferito, il rosso, come quello della sua Fiat 500 (chissà se per motivi estetico/cromatici o anche con un pizzico di simbologia politica).
Già la casa, Pertini/Voltolina. Ma che casa è? Un mega appartamento all’attico a Fontana di Trevi? Ne siamo ben lontani! Intendiamoci, abitare a Fontana di Trevi non è cosa da tutti, né da poveri cittadini economicamente sprovvisti di risorse. Non diciamo cose del genere, che farebbero arrabbiare non solo Pertini, ma pure la Voltolina! Però siamo di fronte ad un appartamento molto particolare, ben lontano anche dagli agi di cui avrebbero potuto godere se avessero abitato al Quirinale. La dimensione non è piccola, 150 mq, ma articolati in stanze e localetti piccoli, tutt’altro che confortevoli, e soprattutto mansardati. Insomma una sorta di casa bohémienne, che ai due coniugi andava benissimo perché era nel loro spirito, battagliero ma anche intellettualmente libero e sensibile all’arte e alla bellezza. Ma insomma: cucina minuscola (e va beh, portavano piatti cucinati dal Quirinale); camera da pranzo che più di tre o quattro ospiti non conteneva; studio ricco di “storia”, ma pur sempre uno studio molto simile a quello di tanti di noi, quanto a libreria e scrivania; camera da letto piccola, stretta, soffitto iper mansardato e letto matrimoniale appena praticabile quanto a misure: letto che ha visto la loro vita, il loro amore, ma anche la scomparsa di Carla. Scale e scalette interne ripide e da affrontare con prudenza; insomma, non un attico spazioso e luminoso, un appartamento ricavato alla meglio in una mansarda grande, ma pur sempre mansarda.
Certo, salendo una scaletta ripidissima, si esce su un terrazzino… niente di che… il terrazzino… ma la vista? Roma! Dalla Fontana di Trevi lì sotto, al Quirinale ad un passo, dal Vittoriano alle grandi chiese del centro cittadino, compresa San Pietro in lontananza. E poi, i tetti di Roma, ovunque. Uno spettacolo, che manco Guttuso o Mario Mafai avrebbero potuto dipingerlo meglio. Roma che abbraccia Sandro e Carla. Un respiro di vita. Insomma non due poveri squattrinati bohémiens pucciniani, ma certo due strani personaggi: potenti, professionali, ma strani. E sapete perché strani?
Perché erano una donna e un uomo: l’una faceva la psicologa; l’altro il Presidente della Repubblica.

Grande Carlo come sempre riesci ad interpretare e scrivere in una prosa fiorita e colta tutti i nostri sentimenti. Grazie !