
Poesia di Laura Cherchi
Verona, un ricordo,
sei pioggia,
sei sole,
mi porti a passeggio
tra strade e parole.
Mi spingi a varcare
le tue soglie di Fede,
dove occhi di Santi,
da muri affrescati,
scavano dentro,
fino ai peccati,
che solo Dio vede.
Ed ecco l’Arena,
da edifici moderni
assediata,
le grida ed il gladio
converte in bel canto.
Il ponte scaligero
sull’Adige svetta.
Con archi merlati,
dalla Torre del Mastio,
unisce le sponde
e il cotto colora
d’arancio le onde.
Una storia d’amore
tra nobili amanti,
fa il giro del mondo,
ma balcone, sei finto,
Giulietta è inventata,
resiste soltanto
un cappello all’entrata.
Assaporo un profumo d’antico,
il respiro frusciante
d’una piuma di Dante.
Cangrande non cura
né argento, né affanni.
Poi, mentre ti lascio,
una voce interiore,
sento affiorare.
Qualcosa mi manca,
L’arte, la storia, l’amore?
No, la voce mi dice:
devi tornare.
